Novità sulla sicurezza

Le implicazioni della norma EN 60079-10-1

Scritto da GM International | 11 dic 2020

La norma CEI EN 60079-10-1:2016 rappresenta un cambio di paradigma nella classificazione delle zone a rischio di esplosione e nella riduzione del rischio ALARP.

Entrata definitivamente in vigore a ottobre 2018 la norma EN 60079-10-1:2016 introduce un’autentica rivoluzione – soprattutto nel contesto italiano ed europeo - riducendo il cosiddetto rischio ALARP (tanto basso quanto ragionevolmente praticabile, As Low As Reasonably Practicable) in relazione alla possibilità che il rischio non possa essere completamente azzerato. Anche nei contesti in cui le tecniche di valutazione del rischio sono più avanzate, come per l’applicazione della Direttiva Seveso III (D.Lgs. n. 105/2015), l’approccio tipico prevede sia il calcolo delle frequenze degli eventi più probabili, sia la simulazione degli effetti prevedibili di rilascio, senza combinare linearmente i due parametri. A questo proposito l’articolo 5.1 della EN 60079-10-1:2016 specifica che i sistemi di controllo progettati e installati conformemente a standard di sicurezza funzionale (es. IEC 61508, IEC 61511, IEC 62061, IEC 60079-29-3) possono ridurre la potenzialità di una sorgente di emissione e la quantità del relativo rilascio.

Dove applicabili, le Funzioni Strumentate di Sicurezza (SIF) connesse a Sistemi Strumentati di Sicurezza (SIS) possono essere considerate nella classificazione delle aree pericolose. Il dimensionamento del Livello di Integrità di Sicurezza (SIL) delle varie Funzioni Strumentate di Sicurezza (SIF) relative al SIS dovrà necessariamente partire, nella logica ALARP, dall’identificazione dei confini tra “tollerabilità” e “tollerabilità generalizzata” del rischio in ambito ATEX. Tale parametro è calcolabile adottando una definizione di rischio e determinando numericamente i parametri critici in essa contenuti.

 

Le novità introdotte dalla norma

Forte di queste premesse, lo standard di classificazione appare particolarmente innovativo. Va infatti a modificare in modo sostanziale le metodologie tecniche di classificazione delle aree nelle quali i gas e i vapori infiammabili possono diventare pericolosi. 

Le principali innovazioni della EN 60079-10-1:2016, rispetto alla prima edizione della norma del 2010, riguardano la completa ristrutturazione e suddivisione per sezioni del documento finalizzata a individuare le possibili metodologie di classificazione delle zone pericolose e a fornire ulteriori spiegazioni su specifici fattori di valutazione. Inoltre, rispetto alla prima edizione della norma appaiono modificati sia il LEL sia l’UEL (limiti di esplosione inferiore e superiore) sostituiti dai più consoni limiti inferiore e superiore di infiammabilità (LFL, UFL). La modifica è stata probabilmente introdotta per specificare che l’esplosione di un ATEX non dipende da uno specifico rapporto di miscela ma da altri parametri quali, ad esempio, la congestione planovolumetrica nella quale il rilascio ha avuto luogo, il confinamento piano-parallelo, l’energia di innesco della sorgente di accensione, l’entità complessiva del rilascio, la collocazione della sorgente di accensione ecc.

In tema di malfunzionamento raro particolarmente interessanti appaiono le esemplificazioni introdotte che includono il guasto di comandi di processo separati e indipendenti, da cui potrebbe generarsi una catena di eventi tali da condurre a un rilascio importante di sostanza infiammabile. I malfunzionamenti rari potrebbero anche includere circostanze non previste in sede di progetto come una corrosione non attesa dalla quale si origini un’emissione. Il guasto catastrofico risulta strettamente correlato alla nozione di raro malfunzionamento e, in questo senso, nella norma viene definito come un evento eccedente i parametri progettuali dell’impianto di processo e del sistema di controllo che causi un rilascio di sostanza infiammabile (per esempio incidenti rilevanti a contenimenti di processo, cedimento catastrofico di flange o tenute connesse ad apparecchi o sistemi di tubazioni).

 

Lo standard trova quindi applicazione nei luoghi in cui vi può essere pericolo di accensione di ATEX causato dalla presenza di gas o vapori infiammabili. Sono tuttavia esclusi dall’ambito applicativo miniere con possibile presenza di grisou, luoghi di trattamento e produzione di esplosivi, luoghi dove il pericolo può manifestarsi per la presenza di polveri o fibre combustibili. I principi della norma possono essere usati per valutazioni con presenza di miscele ibride, guasti catastrofici, applicazioni commerciali e industriali dove viene utilizzato gas a bassa pressione, locali adibiti ad uso medico, ambienti domestici.

 

 

Riduzione del rischio e competenze

 

A proposito di effetti dell’esplosione, la norma fornisce una definizione di zona di trascurabile estensione (NE, negligible extent) che non appare molto differente rispetto a quanto indicato nella prima edizione. In “alcuni casi”, recita il testo, una zona NE “può presentarsi e può essere trattata come non pericolosa. Tale zona implica che un’esplosione, nel caso avesse luogo, possiederebbe conseguenze trascurabili”. A titolo di esempio di zona NE il nuovo standard normativo lo individua in una nube di gas naturale avente una concentrazione media del 50% sul LFL e con un volume inferiore al minimo tra i seguenti due parametri: 0,1 m3 oppure l’1% dello spazio chiuso valutato. Queste indicazioni risultavano peraltro già presenti nella precedente edizione in relazione al volume ipotetico di atmosfera esplosiva (Vz).

 

Un paragrafo particolarmente importante del testo normativo è relativo alle competenze richieste al personale che esegue la classificazione delle zone a rischio di esplosione. Sono richieste la conoscenza delle specifiche proprietà delle sostanze infiammabili, dei principi relativi al rilascio e dispersione dei gas e dei vapori infiammabili e di processi e apparecchiature in generale. La competenza deve essere adeguata sia alla tipologia dell’impianto posto sotto analisi, sia in termini di conoscenza delle metodologie di classificazione.